Mostra virtuale sull'arte egizia — 3D Virtual Gallery by Emma
il rapporto tra gli Egizi e il mondo del sacro, divinità, faraoni divinizzati, credenze sull’aldilà e l’arte come strumento per comunicare con il divino.
A 3D virtual art gallery on Galerra featuring 10 artworks. Walk through the gallery in an immersive 3D experience.
Artworks in this gallery
- Maschera funeraria di Tutankhamon (1323) — 10.99 — Autore: Artigiani della bottega reale (anonimi) Rappresenta il volto idealizzato del giovane faraone come dio Osiride. Lo stile segue il canone della frontalità e dell’armonia simmetrica, con tratti idealizzati e simboli regali (nemes, uraeus e barba posticcia). La funzione è funeraria: serviva a proteggere il corpo del faraone e garantirne l’immortalità. Il significato è legato alla divinizzazione del sovrano, che attraverso la morte si unisce agli dei. Collocato attualmente al Museo Egizio del Cairo (Egyptian Museum), sala del tesoro di Tutankhamon
- Statua di Chefren (2550) — 10.99 — Autore: Sconosciuto Raffigura il faraone Chefren seduto su un trono, protetto dal falco Horus. Il soggetto esalta la regalità divina: il faraone come garante dell’ordine cosmico (Maat). Lo stile è ieratico e frontale, con proporzioni canoniche e superficie liscia e levigata. La funzione era celebrativa e funeraria, destinata al tempio della valle accanto alla sua piramide. Il significato è quello di eternizzare l’immagine del sovrano come dio in terra. Collocato attualmente al Museo Egizio del Cairo
- Libro dei Morti di Hunefer (papiro) (1275) — 10.99 — Il papiro raffigura la pesatura del cuore di Hunefer davanti ad Osiride. Il soggetto riguarda il viaggio del defunto nell’aldilà. Lo stile è bidimensionale, con figure stilizzate, contorni netti e scrittura geroglifica. La funzione è rituale: serviva come guida magica per aiutare il defunto a superare le prove dopo la morte. Il significato è religioso: se il cuore è puro, il defunto può accedere all’eternità. Collocato attualmente al British Museum, Londra
- Triade di Micerino (2490) — 10.99 — Autore: Sconosciuto Raffigura il faraone Micerino affiancato dalla dea Hathor e da una personificazione del nomo (provincia) egiziano. Il soggetto esprime l’alleanza tra potere divino e potere terreno. Lo stile è frontale, simmetrico, con corpi rigidi e idealizzati. La funzione è votiva, destinata al tempio funerario. Il significato è politico-religioso: il faraone riceve legittimazione divina dalle divinità. Collocazione attuale: Museo Egizio del Cairo
- Palette di Narmer (3100) — 10.99 — Autore: Anonimo (arte Egizia predinastica) Il soggetto della Palette di Narmer è la simbolica unificazione dell’Egitto superiore e inferiore sotto il re Narmer: da un lato della palette è raffigurato il faraone che indossa la corona rossa del Delta (Basso Egitto), dall’altro la corona bianca dell’Alto Egitto. Lo stile è precursore delle formule canoniche dell’arte egizia: figure frontali o in profilo, gerarchie visive (il re più grande), simboli e animali mitici (le “serpopardi” intrecciate) che indicano l’ordine cosmico in atto. La funzione era probabilmente cerimoniale o votiva (non usata come palette cosmetica vera e propria, vista la dimensione e la ricchezza decorativa) — realizzata per un tempio o come oggetto donativo. Il significato è duplice: politico (affermazione del potere del re) e religioso (il sovrano come garanzia dell’ordine, della giustizia, della Maat). In una mostra sul divino, questa opera serve a evidenziare come già all’alba della civiltà egizia il potere dei faraoni fosse strettamente connesso al sacro.
- Statua del dio Anubi (2025) — 10.99 — Autore: Anonimo (bottega egizia) La statua raffigura il dio Anubi, assiso o sdraiato, con il classico capo di sciacallo (o jackal) che simboleggia la sua funzione nell’ambito della mummificazione e del regno dei morti. Lo stile è caratterizzato dalla frontalità / simmetria egiziana, ma in questo periodo tardo vi è maggiore varietà nelle pose e nei materiali (anche leggeri/metalli) rispetto ai periodi più antichi. La funzione era strettamente funeraria e cultuale: statue del dio Anubi venivano poste nelle tombe, nei templi, o usate come oggetti di culto per invocare la protezione del defunto nella sua transizione verso l’aldilà. Il significato è profondamente rituale: Anubi “accompagna” il morto, sovrintende al processo di imbalsamazione, veglia sulla bilancia del cuore e assicura la giustizia dell’aldilà. In una mostra dal tema “Gli antichi e il divino”, questa opera evidenzia in modo forte come l’arte egizia servisse non solo a celebrare la regalità ma a mediare il rapporto tra il vivente e la morte, fra sacro e quotidiano.
- main-image (2025) — 10.99
- Cassa del sarcofago di Nesymendjam (1722) — 10.99 — Autore: anonimo La cassa apparteneva al sarcofago di Nesymendjam, il quale era figlio di Tadiaset-Taheket, e risale al Periodo Tardo. Il soggetto decorativo include tra gli altri la scena della “pesatura del cuore” (Weighing of the Heart) — momento centrale del viaggio nell’aldilà per l’anima del defunto. Lo stile mantiene la tradizione egizia della decorazione funeraria con registri stratificati, figure frontali/piane, iscrizioni e simboli solari. La funzione è evidentemente funeraria: la cassa serviva a contenere il sarcofago, proteggere il defunto e garantirne l’accesso all’oltretomba. Il significato primario riguarda l’aldilà, la speranza nella resurrezione, la giustizia divina e la trasformazione del defunto in presenza eterna — aspetti fondamentali del rapporto tra gli antichi egizi e il divino. Collocazione attuale: Museo Egizio di Torino
- Statua colossale di Amenhotep III (1390) — 10.99 — Autore: anonimo (scultori della corte reale egizia) Il soggetto raffigura il faraone Amenhotep III in posizione seduta, su un trono, con attributi reali (nemes, barba posticcia, kilt) che sottolineano la sua natura divina e regale. Lo stile è fortemente monumentale, con volumi solidi, frontalità e simmetria tipiche dell’arte egizia classica; nonostante i restauri/riutilizzi, la presenza della “sema-tawy” (la riunificazione delle Due Terre) incisa sul trono sottolinea il dominio reale sull’Egitto. La funzione era commemorativa e cultuale: la statua doveva incarnare la presenza del faraone come intermediario con gli dei, forse posta in un enorme complesso templare funerario (nel caso di Amenhotep III, il suo Tempio Mortuario a Kom el-Hetan) per assicurare la continuità del suo potere e della sua divinizzazione. Il significato riguarda quindi il concetto di regalità divina: il faraone non era solo sovrano ma anche incarnazione del sacro, e l’arte lo rendeva visibile e eterno. Collocazione attuale: Alcuni frammenti al British Museum, altri all’Egyptian Museum (Cairo).
- Statua della dea Hathor che protegge Psamtik (1664) — 10.99 — Autore: anonimo In questa opera la dea Hathor è raffigurata in forma di vacca o con la testa di vacca che si protende sul defunto o il devoto (qui “Psamtik”) in atteggiamento di protezione. Il soggetto dunque è la protezione divina del singolo dal mondo terreno verso l’aldilà o verso il favore divino. Lo stile è rappresentativo di un’epoca tardiva: pur mantenendo la frontalità egizia e la simbologia consolidata (la vacca-dea, un grande popolo di delle, l’immagine di protezione), vi può essere una maggiore naturalezza nei gesti o nei rilievi rispetto all’antico regno. La funzione è cultuale e funeraria: la statua era probabilmente posta in un tempio o una cappella per invocare la protezione della dea su Psamtik, e forse per garantire la sua salvezza nell’aldilà. Il significato riguarda la dimensione del divino nella vita quotidiana: non solo il faraone, ma anche l’individuo può aspirare alla protezione degli dei, all’intercessione e all’aldilà. In una mostra dal tema “Gli antichi e il divino”, questa opera illustra bene il legame tra uomo, divinità e trasformazione ultraterrena. Collocazione attuale: Egyptian Museum (Cairo)
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